Apparteneva, Lea Massari, al novero (esiguo) di chi ha saputo imporsi nel cinematografo senza mai chinarsi al compromesso. Diva lo è stata eccome: come stella brillava di una luminosità tutta sua non solo per il talento d’attrice, ma per questo suo anticonformismo che non era una posa tanto per, bensì le apparteneva come un marchio inciso sulla carne.
«In otto anni non l’ho mai vista cedere a un compromesso, rinunciare a sé stessa, non le ho mai udito risparmiare l’accusa di cretino a un cretino: ovvio che il mondo dei cretini ce l’abbia come il fumo negli occhi»: sono parole espresse da Oriana Fallaci, che nel ’64 riuscì nell’impresa di ghermirle un’intervista. Le risposte che fornì all’amica Oriana erano di questo tenore qua: «Macché Massari e non Massari! Macché attrice e non attrice! Sul mio passaporto c’è scritto Anna Maria Bassatani professione casalinga, e c’è scritto casalinga perché io mi vergogno a fare l’attrice, anzi l’attrice di cinema, perché mi son sempre vergognata profondamente a fare il cinema».
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