Lea Massari era romana “de Roma”, nata nel 1933 nel quartiere di Monteverde vecchio, ma aveva il Lago di Como nel destino. Le due immagini che la fissano per sempre nella memoria degli spettatori cine-televisivi sono entrambe legate a quel ramo del lago narrato da Manzoni. Nella prima impugna un ferro da stiro: siamo a Lenno, in realtà sull’altro ramo del lago, e infuria la guerra. Alberto Sordi è un partigiano che chiede aiuto alla proprietaria di un albergo (altra splendida attrice: Lina Volonghi) e viene subito catturato da un nazista. Questi lo porta in giardino per fucilarlo, ma lì c’è la figlia della padrona (Lea, appunto) intenta a stirare. L’espressione di Sordi che, spalle al tedesco, non sente arrivare la raffica mortale, si gira, lo vede a terra e poi guarda lei e le dice: “Ma che l’hai ammazzato? Col ferro da stiro?”, è indimenticabile; ma lo è altrettanto la scelta di lei, che vede quell’uomo barbuto, lo nasconde e decide che il suo destino è al suo fianco. È un film enorme, Una vita difficile di Dino Risi (1961): scritto da Rodolfo Sonego che vi mise tanta della sua vita di partigiano e di scrittore bohémien, è la commedia che assieme a C’eravamo tanto amati meglio racconta l’Italia del dopoguerra con i suoi eroismi e i suoi compromessi, e nel film Lea Massari è, letteralmente, l’Italia come lo è Stefania Sandrelli nel film di Scola: divisa fra il desiderio di benessere e la fede nell’ideologia, amata e imbrogliata dagli uomini che nella commedia, è triste dirlo ma è così, conducono sempre il gioco.
Lea Massari, forte e indomabile: i ruoli memorabili da “I promessi sposi” a “Una vita difficile”
Carattere forte, amata dai grandi registi italiani e francesi. L’attrice è morta a 92 anni












