Un funerale semplice, per una manciata di persone, in forma strettamente privata, nella cattedrale di Sutri (Viterbo). E poi la sepoltura, ieri pomeriggio, nel cimitero comunale, dove la famiglia possiede una cappella. Se n’è andata così, discretamente, la grande Lea Massari, raffinata ed enigmatica icona del capolavoro di Michelangelo Antonioni "L’avventura": l’attrice, 91 anni, si è spenta lunedì intorno a mezzogiorno nella sua casa ai Parioli, dove era assistita da tempo dopo una caduta in casa che ne aveva peggiorato le condizioni di salute. Da oltre trent’anni si era ritirata a vita privata, scegliendo a soli 57 anni di tenersi lontano dai riflettori. Dopo il ritiro dalle scene si era trasferita in Sardegna con il marito, Carlo Bianchini, ex pilota Alitalia sposato nel 1965. Dopo il divorzio, nel 2004, il ritorno a Roma. Non aveva avuto figli.
Nata Anna Maria Massetani a Roma, nel quartiere di Monteverde Vecchio, aveva scelto il nome d’arte Lea in memoria del fidanzato Leo, tragicamente scomparso in un incidente stradale dieci giorni prima delle loro nozze. E da allora, con quella voce roca e quello sguardo felino, era diventata un’icona senza tempo, una delle star più sofisticate, intense e anticonvenzionali del cinema europeo degli anni Sessanta e Settanta. Figlia di un ingegnere romano, con radici anche umbre, Massari ha vissuto un’infanzia cosmopolita tra Spagna, Francia e Svizzera, dove aveva studiato architettura. Fu Mario Monicelli a scoprirla, folgorato dalla sua presenza magnetica sul set di Proibito (1954), dove interpretava una giovane ribelle sarda. Ma sin dai primi passi, rifiutò il ruolo della diva tradizionale: nulla a che vedere con le maggiorate dell’epoca.










