Quando in città fa caldo, salire in terrazza dà l’illusione di una fuga dalla metropoli. Sicuramente c’è l’ebbrezza dell’esclusivo, di una prospettiva che guarda una Milano sotto tutt’altra prospettiva. Luoghi riscoperti negli ultimi vent’anni e valorizzati come mete per l’aperitivo o la cena: non a caso, molti nuovi indirizzi, soprattutto quando si parla di hotel, la contemplano come pezzo forte.
Vale l’esempio del Gran Melià in piazza Cordusio, dove il perimetro del suo Isola Terrace corre su quattro lati come un chiostro aereo: oltre agli aperitivi c’è una cucina d’impronta mediterranea. Dà invece spazio (anche) al pesce d’acqua dolce Horto in via San Protaso, l’insegna sovrintesa da Norbert Niederkofler, che qui affida la cucina ad Alessandro Pinton: la terrazza si vive a colazione, pranzo e cena. E poi c’è Giacomo Arengario (via Marconi), dove il marmo della cattedrale si specchia nei bicchieri, e SunEleven, con il suo stile da loft newyorkese trapiantato sopra piazza Beccaria, mentre Terrazza Aperol (si entra da galleria Vittorio Emanuele) — con il suo arancione vibrante — fa da contrappunto pop alla solennità della Madonnina.
Dirimpetto a piazza Duomo anche Terrazza 21, dove si centrifugano gli aperitivi di barman David Grigolato con la cucina ruggente di Roberto Conti (c’è lo spaghettone cacio e pepe cotto in brodo di ricciola e tartare di gambero rosso da accompagnare alle variazioni su caposaldi della mixology).






