Si scrive Taste Shaming e si legge e (non) si degusta come "crimine culinario". Vale a dire un attacco contro ogni "eresia gastronomica" che, in un Paese come l'Italia dove il cibo è sacro e le ricette sono dei dogmi da rispettare dal primo all'ultimo ingrediente, è considerata assolutamente imperdonabile. La carbonara? Guai se non è fatta come la tradizione vuole, anzi impone, in maniera integralista. Lo spaghetto allo scoglio? Si grida allo scandalo se qualcuno ci aggiunge il formaggio. Per non parlare dell'ananas sulla pizza e via di questo passo, e morso.
Libertà culinaria
Eppure c'è chi rivendica la libertà culinaria di fare, cucinare, provare e assaporare i piatti come meglio si crede, e si vuole. Sono Millennial e rappresentanti della Gen Z che vogliono esser liberi di sperimentare in tavola qualsiasi abbinamento, come emerge dal sondaggio social condotto da Calvé (quindi, per certi aspetti, di parte) che indica un’apertura a ogni abbinamento di gusto ovvero il "primo luogo sulla Terra dove ogni crimine culinario può essere non solo perdonato ma addirittura celebrato, senza sensi di colpa".
Il sondaggio
"Grazie a questo sondaggio abbiamo osservato con grande interesse un vero e proprio cambiamento culturale nel modo in cui i giovani vivono e condividono le proprie scelte gastronomiche- spiega Martina Grotto, Marketing & Trade Marketing Lead di Unilever -. Non si tratta più di nascondere o giustificare abbinamenti insoliti o considerati peccati di gusto, ma anzi di rivendicarli con orgoglio e naturalezza, specialmente sui social media". Ecco allora che vengono liberalizzate unioni di fatto gastronomiche che griderebbero allo scandalo per tanti puristi che spesso non si limitano solo a critiche ma danno fuoco al citato "taste shaming" che si esprime sui social con odio, giudizi al vetriolo, dissenso e commenti pieni di disprezzo fino ad ondate di indignazione anche da parte di parenti e amici.






