A volte capita che da una débâcle o da un problema fisico nascano intuizioni di successo. È stato il caso di Otto Buchinger, medico della Marina tedesca, la cui carriera fu interrotta da seri reumatismi. Esaurì tutti i rimedi possibili sino a quando decise di intraprendere un digiuno terapeutico di 19 giorni e guarì completamente. Nacque da qui l’idea di aprire una struttura per lanciare l’omonimo Metodo. Molti decenni dopo, nel 2016, il biologo cellulare giapponese Yoshinori Ohsumi ha ricevuto il premio Nobel per la Medicina proprio per il suo lavoro sull’autofagia, la capacità del corpo di autorigenerarsi e respingere i patogeni quando viene privato del cibo. Nelle cliniche e medispa di lusso oggi è tra le formule più efficaci proposte per un vero reset. «Lo pensava già mio nonno più di cento anni fa: il digiuno a lungo termine è il miglior rimedio non farmacologico per la longevità e noi lo inseriamo in un approccio olistico che vede corpo, mente e anima in un unico processo di guarigione e di crescita», racconta Leonard Wilhelmi, quarta generazione della famiglia e direttore di Buchinger Wilhelmi, sul lago di Costanza, in Germania.
Un po’ medi-spa, un po’ luogo di quiete assoluta, improntata a ritmi lenti e consapevoli, ma soprattutto clinica specializzata nel digiuno e nella medicina rigenerativa. All’arrivo, dopo una prima consultazione, esami del sangue, altri test diagnostici e un giorno di riposo digestivo, nella bella sala disegnata da Matteo Thun inizia il fasting con l’assunzione calorica limitata a zuppe o succhi di frutta fresca – occorrono 72 ore di chetosi, attraverso cui il corpo privato di cibo riorienta le sue energie per depurarsi e bruciare il grasso e il glucosio memorizzati – che dura almeno sei giorni, seguiti da quattro di ri-alimentazione graduale. Trascorrono, però, velocemente, sia per l’offerta di attività proposte, dal power walking allo yoga, dal pilates alle lezioni di pittura, sia per la trasformazione che, poco alla volta, si attiva. Non si tratta solo della mancanza di cibo solido, ma di un processo di liberazione dalle scorie, anche quelle mentali (in primis, le fonti di stress e burn out), con l’aiuto di meditazione zen, mindfulness e, se interessati, di guide spirituali, come i monaci buddisti presenti durante alcuni specifici retreat (i prossimi saranno 11-15 agosto, 24-28 novembre).






