«L’isola di Capri ha tanto da raccontare e tanto ancora da scoprire. Il Museo archeologico è uno straordinario compendio della sua storia, in particolare dell’età imperiale: un tassello che mancava al territorio per rappresentarsi in modo chiaro e fruibile a ogni tipo di visitatore, creando un nuovo polo d’attenzione. Ecco, c’è una storia che oggi si racconta e che prima non veniva raccontata». Stefania Tuccinardi è ricercatrice presso il Dipartimento di civiltà antiche e moderne dell’università di Messina e coordina, nel quadro di una convenzione con la Direzione regionale Musei nazionali Campania, un progetto di ricerca e scavo a Damecuta: «Torneremo a scavare in autunno, c’è ancora tanto da approfondire». Intanto, plaude all’iniziativa di Repubblica, che sabato propone in regalo con il quotidiano il volume “Capri Imperiale. Augusto e Tiberio, la storia in un museo”. «Un’operazione - dice - che è un regalo all’isola, in grado di rendere condiviso il sapere specialistico e, soprattutto, il patrimonio di quest’isola. Quando l’archeologia sa raccontarsi ai non addetti ai lavori, raggiunge uno dei suoi scopi».

Qual è il valore aggiunto del Museo?

«Credo sia un luogo unico, nato grazie al progetto di Massimo Osanna, un luogo che colma un vuoto e può intercettare anche il turismo di massa, complici la sua posizione strategica e la sua forza evocativa, che raggiunge l’acme nella sala della Grotta Azzurra. Il museo presenta tanti piccoli capolavori, alcuni di provenienza locale, molti scelti con cura valorizzando l’enorme ricchezza dei depositi dei musei nazionali, con particolare attenzione alla Campania. In generale, grazie anche al dialogo con l’esterno, questo allestimento racconta davvero Capri».