Si pensa spesso - e a ragione che il sistema politico italiano sia tra i più difficili da gestire per chi ricopre il ruolo di capo del governo. Capita però che nel contesto europeo ci siano nazioni che, per quanto più piccole e più efficienti rispetto al modello pubblico italico, forgiano le capacità di compromesso e di sopravvivenza e i Paesi Bassi sono tra queste.
Quindi tanto di cappello a Mark Rutte per essere diventato il primo ministro più longevo nella storia olandese con una serie di mandati compresi tra il 2010 e il 2024 che gli sono valsi l’appellativo di «Teflon Mark». Piccola parentesi scientifica: il teflon è il materiale sintetico usato per rivestire padelle e pentole per le sue proprietà antiaderenti e di resistenza termica e chimica. A Rutte tutto è scivolato addosso, dalla crisi agli scandali piccoli o grandi di governo.
Una parola vale più di mille concetti, ma se proprio ne occorresse uno per rimarcarne le abilità diplomatiche, ecco la strategia enunciata nel 2019, quando il primo mandato di Donald Trump regalava già colpi di scena: «A volte bisogna ballare con chi si trova sulla pista, non sempre abbiamo una scelta», proclamava in un discorso per un evento su Winston Churchill dell’Università di Zurigo. Un baluardo rilanciato lo scorso anno, mentre montava la paura del ritorno trumpiano: l’Unione europea deve smettere di «lamentarsi, brontolare e piagnucolare su Trump, la scelta spetta agli americani: dobbiamo lavorare con chiunque si trovi sulla pista da ballo».








