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Ultimo aggiornamento: 13:46
La maggioranza riscrive il reato di femminicidio. Durante l’esame in Commissione Giustizia al Senato, le relatrici al ddl varato dal governo – la presidente Giulia Bongiorno, della Lega, e Susanna Campione di Fratelli d’Italia – hanno presentato un emendamento che modifica in profondità la nuova fattispecie introdotta nel codice penale, riducendone il campo di applicazione. Nel testo uscito a marzo dal Consiglio dei ministri, infatti, si prevede che l’articolo 577-bis punisca con l’ergastolo chi uccide una donna “come atto di discriminazione o di odio” verso la vittima “in quanto donna”, oppure “per reprimere l’esercizio dei suoi diritti o delle sue libertà o, comunque, l’espressione della sua personalità“. Con l’emendamento delle relatrici, quest’ultima espressione sparisce e viene sostituita da un riferimento molto più preciso: il nuovo reato si applica quando l’assassinio è “conseguenza del rifiuto” della donna “di stabilire o mantenere una relazione affettiva ovvero di subire una condizione di soggezione o comunque una limitazione delle sue libertà individuali, imposta o pretesa in ragione della sua condizione di donna”. La stessa modifica viene apportata alle varie aggravanti previste dal provvedimento per altri reati (ad esempio maltrattamenti in famiglia, lesioni, stalking).






