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Era il 2022 e nella sede dell’Università Bocconi di Milano, in via Sarfatti, si svolgeva una lezione di storia del pensiero economico del corso magistrale di Economic and Social Sciences (Ess), uno dei corsi universitari di economia più prestigiosi d’Europa. A un certo punto, durante la spiegazione, il professore si interruppe per fare una domanda ai suoi studenti. Chiese: «perché la deflazione è un problema?». In aula c’erano circa 70 persone; nessuno fu in grado di dare una risposta esatta.

Alcuni tra gli studenti che passano da Ess riescono poi ad accedere ai corsi di dottorato delle università più importanti al mondo e a superare un processo estremamente faticoso e selettivo. Giusto per fare qualche esempio, di quell’annata in due sono finiti a Princeton, due a Stanford, una al Mit, uno a Berkeley e una a Yale, tra le più prestigiose università statunitensi. «In quella stanza c’era un pezzo della prossima generazione di economisti e nessuno era riuscito a rispondere a una domanda così semplice di teoria economica», racconta un ex studente del corso.

In realtà, per la piega che ha preso una parte del settore accademico delle scienze economiche non è strano né scandaloso che in quell’aula, a quella domanda, non sapesse rispondere nessuno.