Per fortuna che il suo predecessore, Zulfiqar Khan, è stato espulso dall’Italia nell’autunno dell’anno scorso per motivi di sicurezza nazionale. Da quando, alla moschea Iqraa di Bologna, nel rione Corticella, è arrivato il nuovo imam, Omar Mamdouh, la predica non è cambiata: stesso sfondo (uno scranno di legno e dietro un pannello che pare finto marmo), stessa postura (la guida religiosa al microfono di una telecamera collegata ai social network: nel caso di Mamdouh è il canale “Il vero islam” su TikTok, in quello di Khan era una pagina Facebook, ma la sostanza resta invariata), stessa veste bianca con annesso copricapo. Cambia solo la barba, quella di oggi è più corta e meno grigia.
«L’islam raggiunge tutti i posti del mondo», pontifica Mamdouh ai suoi seguaci (letteralmente, trattandosi di un mix tra fedeli e followers digitali; ne ha circa 20mila e i suoi post raggiungono anche i 180mila “mi piace”), «arriverà la religione in tutte le case, l’islam arriverà dove arrivano il giorno e la notte».
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Ancora: «Quando arriva il Natale e i nostri fratelli musulmani fanno gli auguri è una cosa che non si può fare. Loro dicono che a Natale, il 25 dicembre, è nato il figlio di Dio, ma dire che Allah ha un figlio per noi è un insulto. A quel punto io divento molto nervoso e queste cose non le accetto. Allah è unico. Allah è assoluto, non è stato generato e non c’è nessuno uguale a lui». Poi: «Nell’islam non esiste una cosa che si chiama “femminismo”». E infatti: «Per principio l’uomo non può parlare con la donna e viceversa, a meno che non sia strettamente necessario. Se per esempio la donna, su un autobus, deve chiedere indicazioni all’autista, lo può fare, ma non può iniziare a scherzare o fare complimenti e domande: questo è vietato». E infine: «Adora il tuo signore finché non arriverà la morte, e noi dobbiamo ricordare a queste persone che arriverà la morte».








