Cinque esperti informatici di grandi aziende (in alcuni casi installatori di telecamere di domotica) sono stati condannati dal giudice di Milano Cristian Mariani a pene dai 3 anni e mezzo ai 2 anni e mezzo in rito abbreviato, dunque già ridotte di un terzo per la scelta di farsi giudicare allo stato degli atti istruiti dal pm Giovanni Tarzia per i reati di "associazione per delinquere" e "detenzione/diffusione abusiva di codici atti all'accesso a sistemi informatici".

In sostanza contribuivano a diffondere in rete (e l'iniziativa era anche pubblicizzata su Internet) le immagini di vita privata hackerando le telecamere di sorveglianza installate nelle case private o in esercizi commerciali, "deviandone" le immagini su server esterni, e rivendendone in chat in tutto il mondo le credenziali (nome utente e password) di accesso ai momenti più intimi di ignare vittime.

"La difficoltà processuale - spiega "Il Corriere" che ha dato la notizia - sta paradossalmente proprio nell'assenza in aula delle migliaia di parti lese, non identificabili (nei fotogrammi carpiti alla loro vita privata, quotidiana, intima) perché esse stesse ignare di essere state violate nella propria privacy domestica: il che fa sì che ad esempio il reato di "accesso abusivo a sistema informatico o telematico protetto da misure di sicurezza" (615 ter) non sia procedibile senza querela delle vittime.