Due richieste di condanna a tre e a due anni, quest'ultima con attenuanti generiche. Le ha formulate oggi il pm Alessandro Gobbis nel processo con rito abbreviato, davanti alla gup Angela Minerva, a carico dei due imprenditori di 34 e 60 anni che, come emerso un anno fa con la chiusura delle indagini, condotte dal Ros dei carabinieri, si sarebbero messi a disposizione, anche in cambio di criptovalute, per una presunta attività di "spionaggio" per l'intelligence russa.

I due, secondo le accuse del pool antiterrorismo diretto dal procuratore Marcello Viola e dall'aggiunto Eugenio Fusco, per conto dei russi, con cui erano in contatto su Telegram, avrebbero pure proposto a cooperative di taxi di Milano un "business plan" che prevedeva l'installazione a titolo gratuito di "dash cam", piccole videocamere da cruscotto.

E sarebbero stati interessati alla mappatura dei sistemi di videosorveglianza di Milano e Roma, mostrando particolare attenzione alle "zone grigie", ossia a quelle aree cittadine non coperte da telecamere.

Gli imprenditori, titolari di una società immobiliare in Brianza, sono imputati per "corruzione del cittadino da parte dello straniero", aggravata dalla "finalità di terrorismo ed eversione".