Concita De Gregorio

Fra vicini bisognerebbe aiutarsi, ma la vita è così. Dura

di Concita De Gregorio

La signora del piano di sopra ha una certa età, è rimasta vedova dieci anni fa, i figli sono grandi e lontani, vivono all’estero. Terzo piano senza ascensore. Durante il lockdown si era creata una comunità di condomini che le portava la spesa, a turno, ma poi – dopo, alla riapertura – hanno smesso. Un po’ perché lei ha insistito, no grazie non vi disturbate, faccio da sola grazie, davvero. Un po’ perché non siamo diventati tutti migliori. A un certo punto, un paio d’anni fa, è comparsa una donna sui quaranta, una signora dell’Est, corpulenta e sbrigativa. È andata a vivere da lei. Monica. La signora del terzo piano la tratta come una figlia con le coerenti premure e tutele. Monica ha fatto arrivare la sorella, che è andata a lavorare nella palazzina di fronte, poi un’amica, che vive in quella che fu la casa del portiere e ha preso, grosso modo, il suo posto. Smista la posta, coi suoi tempi. A volte a certi pacchi si affeziona e li tiene un po’ per sé, ma va bene: l’importante è saperlo, basta chiedere con gentilezza, il rilascio dell’ostaggio.

Giorni fa le tre amiche hanno convocato una specie di riunione in cortile. Poteva sembrare una specie di festa sobria, invece era un’assemblea. Oggetto: lo scandalo delle brasiliane del quinto. Se ne devono andare, bisogna mandarle via. È arrivata una lettera, difatti, a tutti, in cassetta. Era firmata anche da Julita, la signora peruviana che veniva a fare da babysitter ai miei figli quando erano bambini. L’ho chiamata (la signora dell’Est mi incute un certo timore, ho preferito chiamare Julita). Cos’è questa storia delle brasiliane, Juli. Segnora, es que sono – Dios me perdone – prostitute. Es un escandalo. Ma cosa dici Juli non è vero. Sono tre studentesse, le conosco. E poi solo una è brasiliana. Le altre due sono portoghesi. Eh, segnora. Lo dicono a lei. Sono brasiliane, non vede come vanno vestite?. Ma Julita cosa c’entra, vanno vestite come piace a loro. No, no segnora, lei è ingenua. Sono brasiliane e le brasiliane sono tutte prostitute, Dios me perdone. Sono clandestine, segurisimo, bisogna mandarle via. Ho detto Juli, non puoi dire che tutte le brasiliane eccetera, è tremendo. Ma poi. Anche tu quando sei arrivata eri clandestina ti ricordi? Ti ricordi quanto tempo ci abbiamo messo, quanti viaggi avanti e indietro, i flussi, i consolati, le carte, i mesi di attesa? Eh segnora. Ma io sono una donna che lavora, ho i figli. Difatti, Juli. E i tuoi figli hanno avuto la cittadinanza in questi anni? Non ancora segnora: si Dios quiere, speriamo. No non è Dio, sono le leggi. No segnora no. Le leggi devono essere strette. Non possiamo mica far entrare tutte quelle donne con il velo, tutti quegli uomini neri che fanno spavento, segnora. Abbiamo conversato un po’. Io ho detto la mia, Juli è rimasta della sua. Il giorno dopo sono salita dalla signora anziana del terzo. Come va? Benino. Ha sentito della riunione? Eh, sì, Monica ne parla tutto il giorno. Ah. E cosa ne pensa. Eh, cosa ne penso. Anche io quando sono arrivata dalla Calabria con mio marito ho fatto fatica, a Roma. E quindi. Quindi niente. Fra vicini bisognerebbe aiutarsi, ma la vita è così. È dura. Poi Monica è giovane, la vita è dei giovani. Cosa vuole che le dica.