L’Aia, 24 giu. (askanews) – (di Cristina Giuliano) Con in mano una tregua tra Israele e l’Iran e una debole risposta di Teheran all’attacco degli Stati Uniti d’America – evidentemente calibrata per evitare un’escalation – Donald Trump è atteso al tavolo della Nato. Ritorno dal 2019 del presidente Usa a un vertice dell’Alleanza, o meglio al vertice che vuole esaudire la sua richiesta: un passaggio di spese per la difesa da parte degli alleati dal 2% del prodotto interno lordo al 5% (3,5% di difesa “core” e un 1,5% di quelle che vengono genericamente indicate come infrastrutture, sicurezza informatica e mobilità militare): l’ accordo è stato raggiunto nel fine settimana, nonostante un no tardivo della Spagna al quale è seguita l’ambiguità costruttiva del suo premier Pedro Sanchez in un messaggio. Poi ieri pomeriggio anche il premier slovacco Robert Fico si è attaccato al tram della contestazione del 5%, ma l’Alleanza sta andando inequivocabilmente verso un’evoluzione dell’impegno di spesa.
Basta guardare il programma del giorno all’Aia. Lungo l’intera giornata di oggi si dipana il Nato Summit Defence Industry Forum dove i ministri della Difesa dei 32, i rappresentanti delle industrie dei Paesi Nato e i partner dell’Indo-Pacifico si incontrano e discutono su come aumentare, velocizzare e innovare il mantenimento della difesa e della deterrenza.













