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24 GIUGNO 2025
Ultimo aggiornamento: 8:25
Il concetto è stato ripetuto allo sfinimento. Fino a perdere buona parte del suo vero significato, fino a diventare uno spot buono per tutte le stagioni. Dopo ogni disfatta della Nazionale, dopo ogni capitombolo delle italiane in Europa, si grida in coro sempre la stessa cosa: per tornare ai fasti del passato i club della Serie A devono poter contare su uno stadio di proprietà. E fra i requisiti fondamentali per i nuovi impianti ci sono la somiglianza a un’astronave, la sostenibilità ambientale e la possibilità di essere sfruttati sette giorni su sette. Lo stadio non deve più essere il tempio del tifo. O almeno non soltanto. Deve trasformarsi in un nuovo luogo di intrattenimento, una calamita per i fan, ma soprattutto per i consumatori. L’equazione è lineare. Più ingressi portano più introiti. E più introiti portano a una maggiore forza sul mercato, a un monte ingaggi più elevato. Un ragionamento perfetto. Anche se solo in parte. Perché l’idea di poter scalare le gerarchie del calcio continentale grazie a uno stadio nuovo non è un sogno, ma un’illusione. I parametri da tenere in considerazione sono tanti. E anche molto diversi fra loro.






