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Dopo il bombardamento statunitense su alcuni dei propri siti nucleari, l’Iran ha minacciato di impedire il passaggio delle navi straniere nello stretto di Hormuz, un tratto del mar Arabico di cui controlla una sponda, e che da anni è centrale per il commercio mondiale di petrolio e gas naturale.

Domenica il parlamento iraniano ha approvato una mozione per chiedere al Consiglio per la sicurezza nazionale di «chiudere» lo stretto, come ha sintetizzato l’influente parlamentare iraniano conservatore Esmaeil Kousari. Il Consiglio per la sicurezza nazionale è un organo consultivo che aiuta Ali Khamenei, la massima autorità politica e religiosa dell’Iran, a prendere decisioni in politica estera.

In realtà ci sono grossi dubbi sul fatto che l’Iran possa prendere una decisione del genere: sia perché attraverso lo stretto di Hormuz esporta gran parte del proprio petrolio, sia perché bloccandone i traffici si attirerebbe l’ostilità di molti paesi, in un momento in cui i suoi tradizionali alleati sono in enorme difficoltà.

Lo stretto di Hormuz separa il golfo Persico, a ovest, e il golfo di Oman, a est, due tratti di mare che fanno parte del mar Arabico e più in generale dell’oceano Indiano. Deve probabilmente il suo nome all’antico regno di Ormus che intorno all’11esimo secolo d.C. controllava entrambe le sponde, quella nord e quella sud, che oggi sono divise fra Iran, Oman e Emirati Arabi Uniti. A sua volta il nome Ormus è un piccolo mistero: forse è legato alle estese coltivazioni di dattero (mog, in alcuni dialetti persiani) che già Marco Polo osservò da queste parti.