Poco prima dell’uscita di Death Stranding 2, Hideo Kojima ha espresso alcune preoccupazioni sul gioco. Era preoccupato perché stava piacendo troppo a chi lo aveva provato e, secondo lui, le cose che piacciono a tutti durano meno di quelle opere che convincono poche persone subito e hanno bisogno di tempo e discussioni per essere apprezzate di più. Seguendo questa logica, avrebbe apportato anche dei cambiamenti dell’ultimo minuto.

Ora, non sappiamo quali siano stati questi cambiamenti, ma ci sentiamo di dire che Kojima può stare tranquillo: Death Stranding 2 farà sicuramente nascere dei dibattiti e dei confronti, perché è un videogioco pieno di temi, atmosfere in contrasto tra di loro, esagerazioni, momenti barocchi, scelte eccessive e altre timide, paesaggi incredibili, musiche spettacolari, temi importanti, momenti lirici, emotivi e bellissimi, accostati a mostri giganti, assoli di chitarra in faccia all’apocalisse, depressione, suicidio, rinascita. È un barattolo troppo pieno di cose, e altre volte troppo vuoto, e non si può restare indifferenti.

Ma partiamo dall’inizio. Death Stranding 2 riparte più o meno dove ci eravamo lasciati. Sam Porter vive nascosto e felice assieme a Lou, la bambina salvata alla fine del primo capitolo che era stata nel grembo virtuale che lo aveva accompagnato nel suo compito di riunire gli Stati Uniti. Ovviamente ci sarà di nuovo bisogno di lui per continuare a collegare alla rete chirale anche altri Paesi, portando pacchi e speranza, quindi dopo poco saremo nuovamente sulla strada, con nuove tecnologie, nuovi percorsi e nuovi e vecchi nemici.