Lo studente apre il portatile, o sblocca lo smartphone, si collega e trova sullo schermo il volto del professore che, come se fosse in una «call», risponde alle domande, o risolve dubbi sulla materia di studio. Ma il professore non è collegato in persona: a rispondere è il suo «gemello virtuale». Quello che sembrava fantascienza fino a pochi anni fa è diventato una realtà all’università dell’Insubria di Varese e Como grazie ad un progetto realizzato nel laboratorio «VARLab», in collaborazione col professor Gustavo Marfia dell’università di Bologna.