Geppetto è un nuovo compagno di classe al liceo scientifico Sereni di Luino (Varese). Vuole mettersi al passo e decisamente si impegna negli studi. In aula ha sempre la mano alzata per rispondere alle domande del docente. Non sempre con successo. Anche nei compiti ce la mette tutta, non lascia mai un quesito in bianco. Anche a costo di sbagliare. Alunno saccente? Non proprio. Nel suo nome si nasconde la verità: si tratta di ChatGpt, il chatbot di OpenAI. Il nome «Geppetto» è stato scelto per assonanza dal professore di chimica (ora in pensione) Antonello Maiolino, che ha voluto fare un esperimento: iscrivere una Ai nel registro, farlo lavorare come uno studente vero, e vedere come si comporta. «Volevo mostrare ai miei alunni come questi strumenti possono anche essere sciocchi. Se ci si affida ciecamente alle risposte dei chatbot, il rischio è di disabituarsi a cercarle da soli. E di prendere anche clamorose cantonate». Una lezione per imparare a essere cittadini digitali migliori.
Dall'alunno virtuale «Geppetto» all'assistente che organizza le lezioni: così la tecnologia migliora la didattica
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