Se avete più di 25 anni, è possibile che di Jorja Smith non abbiate mai sentito parlare. Per i giovani, però, è già una star, nonché uno dei nomi di punta del cosiddetto “contemporary R&B”, un genere che sancisce la rinascita della musica nera, soprattutto al femminile. Nata nel Regno Unito 28 anni fa da madre inglese e padre giamaicano, è cresciuta nella provincia più profonda delle West Midlands. Si è fatta notare per la prima volta nel 2016, caricando un suo brano sul web che si distingueva parecchio dalle solite canzonette d’amore: Blue Lights racconta infatti della vita nelle periferie britanniche, ed è stato spesso interpretato dai media come un’invettiva contro la brutalità della polizia (forse anche per questo oggi non ne parla volentieri, tant’è che l’unica informazione che riusciamo a estorcerle è che l’ha scritta quando aveva 17 anni, ispirandosi al rapper Dizzee Rascal). Da allora è successo di tutto: un trasloco a Londra per il lancio della sua carriera, due album dal successo globale, diversi tour mondiali. E anche il supporto di fan d’eccezione, come Drake, Kendrick Lamar, Alicia Keys e perfino Barack Obama, che ha inserito diverse sue canzoni nelle tradizionali playlist estive che carica sui suoi profili social (anche di questo Jorja non parla molto: dice che lo ha scoperto da Instagram come tutti gli altri, e lì chiude l’argomento). L’estate scorsa ha suonato per la prima volta al Carroponte di Milano, davanti a decine di migliaia di persone, e il 6 luglio replicherà a Bologna al Sequoie Music Park. Pur nell’era della sovraesposizione mediatica, però, resta una persona estremamente riservata e semplice: rilascia pochissime interviste, schivando con un sorriso le domande più ostiche.