La protagonista.11 agosto 2026 alle 00:35Sophia Thakur, non solo ritmo «Sono nera e so combattere»
Giovane e pluripremiata voce della nuova Europa multiculturale, che supera i confini di musica, poesia e spoken word: parliamo di Sophia Thakur, artista britannica definita da Vogue come «una delle poetesse più amate del nostro tempo» alla quale è stato affidato l’ultimo concerto della diciassettesima edizione dell’International Nora Jazz Fest, per l’annata di “Women in Jazz”. In scena l’altra sera al sito archelogico, Thakur si è svelata a noi nel raccontarsi fra radici, arte e identità.
Curiosità senza confini
Thakur nasce nel 1996 a Londra, da una famiglia di cultura mista: entrambi i genitori provengono dal Gambia, con il padre per metà indiano e la madre per metà singalese. «Gambia, India e Sri Lanka sono paesi ricchi di storia, colore, passione, e queste origini hanno creato un contesto vivace per me e mio fratello», precisa l'artista, sul palco a Nora proprio con il fratello Latir, cantante e polistrumentista, «e la nostra musica è una maniera per esprimerlo. Crescere in Europa mi ha permesso di osservare le mie radici dall'esterno, e viceversa di guardare a Londra come una nuova patria: ed è questo che penso abbia ispirato la mia curiosità per il mondo, e il volerlo narrare in versi. Ma i gambiani, del resto, sono celebri per la lunga tradizionale orale dei griot». Il colpo di fulmine arriva in adolescenza, quando Thakur scopre i video della trasmissione tv “Def Poetry Jam”, che dal 2002 al 2007 popolarizza l'arte della spoken word sotto la conduzione del rapper Mos Def. «Quelle clip sono diventate la mia prima fissa, e anche oggi quando vedo un collega usare tutta la sua passione e la sua intelligenza rimango folgorata». L’esordio su un palco è a soli sedici anni, prima tappa di una carriera già acclamata in breve tempo, a partire dall'esordio letterario (e best-seller) “Somebody Give This Heart A Pen” (2019).







