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Ultimo aggiornamento: 7:27
L’attacco di Israele e Stati Uniti contro l’Iran colpisce un paese economicamente già molto provato. Il Pil del paese vale circa 434 miliardi di dollari, con una popolazione di 90 milioni di abitanti significa un pil pro capite estremamente basso, 4.800 dollari, ovvero il 117esimo al mondo. Come molti valori medi, il dato è parzialmente ingannevole, visto che nel paese la distribuzione delle ricchezze è estremamente polarizzata. L’1% degli iraniani più ricchi possiede il 30% dell’intera ricchezza nazionale e il 10% più abbiente ne possiede quasi i due terzi, mentre il 50% più povero ne controlla soltanto il 3,5%. Circa il 33% degli iraniani vive al di sotto della soglia di povertà ufficiale.
L’ex presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad si è spinto ancora più in là delle statistiche ufficiali, quando ha affermato che il 60% della ricchezza nazionale è controllato da appena 300 persone, la maggior parte delle quali trasferisce la propria ricchezza all’estero per acquistare immobili e/o depositarla in conti segreti.
Fatta eccezione per questa risicatissima minoranza, per il resto della popolazione la vita è grama. Inoltre, l’inflazione annua si colloca vicino al 40%, con costi delle abitazioni proibitivi per buona parte della popolazione e con il 45% del reddito familiare speso per l’affitto. Il tasso di disoccupazione giovanile è vicino al 20%. Il paese ha una popolazione estremamente giovane, in crescita e con livelli di istruzione relativamente elevati. Milioni di laureati rimangono però esclusi dal mercato del lavoro poiché non trovano offerte. Dal 2010, con il calo dei prezzi del petrolio e l’inasprimento delle sanzioni, l’economia è ferma.






