Nove testate nucleari. Montate su missili balistici, sarebbero in grado di raggiungere e colpire il territorio europeo. Italia, Francia, Germania. C’è una ragione se Giorgia Meloni e gli altri leader dell’Ue hanno serrato da subito i ranghi intorno a Israele e giustificato i raid su Teheran. Una ragione difficilmente confessabile in pubblico, per non destare allarmismo. Ma spiegata numeri alla mano nei rapporti di intelligence in mano alle cancellerie del Vecchio continente. L’Iran nucleare, riferiscono fonti qualificate europee al Messaggero sotto richiesta di anonimato, non è questione di mesi né di anni. È questione «di pochi giorni».
Guerra Iran Israele, missili su Haifa. Netanyahu, «Avanti anche senza Trump». A Gaza è bagno di sangue
Bisogna partire da qui, dai dati in mano ai ministri europei che ieri hanno incontrato l’omologo iraniano Abbas Araghchi a Ginevra per una trattativa in calcio d’angolo, per capire l’affanno che percorre in queste ore i leader alleati. E il loro netto posizionamento - sorprendente, dopo settimane di distinguo su Gaza, quello di Emmanuel Macron - a fianco di Benjamin Netanyahu dalle prime ore della crisi. L’opzione militare minacciata da Trump, è la convinzione dei vertici europei, non è la soluzione per sradicare del tutto le ambizioni nucleari iraniane. E tantomeno l’idea, rispedita al mittente da Macron, Starmer, Merz e la stessa Meloni al G7 canadese, di un “regime-change” a suon di bombe. Ma i timori sul programma iraniano sono concreti e prendono le mosse da dati di intelligence riservati. Eccone uno: alla vigilia dei bombardamenti israeliani, spiegano fonti qualificate europee a questo giornale, il regime degli ayatollah poteva contare su 8400 chili di uranio arricchito al 60 per cento. Per capire, il limite imposto dal Jcpoa, l’accordo contro la proliferazione siglato con l’Europa e gli Usa nel 2015 (poi abbandonato da Trump) è di 300 chili. Ma il dato più preoccupante citato dai report riservati è un altro. Nel giro «di pochi giorni» i laboratori in mano ai pasdaràn sono in grado di arricchire quell’uranio al 90 per cento: la soglia che serve per una bomba.














