Magari esiste davvero, una Lepre che con un salto arriva sulla Luna prima dei russi e degli americani. Ed è dolce trovare gli animali fantastici di Corsi in una notte che dovrebbe celebrare il solstizio d’estate, il prodigioso equilibrio astrale che a Roma è antivigilia del volo delle streghe verso il sabba attorno al noce di Benevento. Serve un Elfo maremmano perché le fiabe trionfino sulla cupezza della follia globale imposta dai Cattivi. Nelle stesse ore in cui le buche nel mondo sono scavate dai malvagi, la Lepre e il Lupo, ma anche la Ragazza Trasparente e l’Amico troppo secco (che vola via) si materializzano a Capannelle grazie a Ziggy Corsi and the Spiders From Mars. Quasi ovvio, ascoltandolo qui in un concerto di potenza rock’n’roll vintage, notare che se i riferimenti poetici di Lucio siano italiani (i soliti Graziani, Dalla, Gaetano, Bennato) nel suono muscolare della sua band trovi tutti i colori del Bowie Stardust, un Pantone live dove ogni sfumatura cromatica è accolta e mutata in una gioiosa alchimia. Se c’è un solo limite, nelll’ispirazione del folletto di Vetulonia, è che sia derivativa.

Ma è una notazione per vecchi noiosi tromboni: chissenefrega se certi suoni siano stati già catturati 50 anni fa dai supremi inventori di sogni. Arrendersi alla magia bianca di Lucio è un rito obbligato per i 15mila dell’Ippodromo, grandi o piccini che siano, la sua è Musica e dietro c’è una Visione d’Artista. E accanto a lui una combriccola (allargata per l’occasione) di deliziosi pazzi, gli stessi che lo accompagnano da tempo nelle sue imprese, con il “fratello” compositore Tommaso Ottomano o l’impossibile viaggiatore nel tempo Francis Delacroix. Volendo, ci sarebbe da omaggiare pure il mentore di Corsi, Brunori Sas. Lo facciamo noi: l’altra notte Dario si è preso il Circo Massimo in un live di sontuosa bellezza con l’orchestra, e se il maestro e l’allievo sono arrivati nello stesso momento a questo azimut di successo popolare, vien da trepidare per loro. Sono entrambi figli della nicchia, delle sedie rimaste inoccupate nei locali, del pochi-ma-buoni. E si ritrovano a spargere delizie nell’estate-frullatore della musica italiana, dove anche il meno attrezzato dei teen-idol viene spinto a forza in uno stadio per un sold-out taroccato: è l’anno in cui incombe il crac del settore, coi bilanci impresariali in cui viene nascosto il segno meno. Sarebbe un peccato se quelli “veri” come Lucio o Dario ne pagassero lo scotto, in una prossima stagione di vacche magre.