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Ultimo aggiornamento: 8:02

L’uragano Musk si è abbattuto sulla politica americana. Come fanno tutti gli uragani, ha scaricato la sua violenza in pochi giorni, per lui settimane, e poi si è ritirato. Doveva essere un uragano di categoria cinque, invece è stato un uragano di categoria minore, ma ha lasciato lo stesso dietro di sé la consueta scia di distruzione e morte.

Come per i veri uragani, anche l’uragano del miliardario ha preso forza dal riscaldamento globale, in questo caso quello della politica americana, ora più polarizzata che mai. Che cosa possiamo dire al riguardo? Sicuramente l’uragano Musk è stato un totale fallimento, anche se la sua eredità si sentirà ancora per molto. Un fallimento sul piano economico, ma soprattutto su quello morale e umanitario. Musk ci ha mostrato un lato del conservatorismo MAGA che finora era rimasto nell’ombra, la sua intrinseca crudeltà e disumanità, cioè il disprezzo per la vita umana.

Sul primo aspetto, quello economico, l’analisi è piuttosto semplice. Come i principi medioevali venivano incaricati di svolgere dal sovrano nobili funzioni, anche Musk è stato posto da Trump a capo del Doge, il nuovo ente che doveva portare a compimento una riduzione epocale della spesa pubblica. Il taglio programmato e sbandierato ai quattro venti era di circa mille miliardi (un quarto del totale) così da ridimensionare in maniera sostanziale il peso dello Stato. Da qui ha preso il via una serie indiscriminata di tagli all’istruzione, alla ricerca, alle varie missioni pubbliche che però ha raggiunto, per fortuna, appena un decimo del previsto. I contabili di Musk hanno imbrogliato un po’ i conti con duplicazioni e finti interventi per gonfiare i risultati. Insomma il risultato eclatante, nonostante l’energia del miliardario bianco, non è arrivato e ci si è fermati a quota 100 miliardi.