Caro Direttore,

ieri ho vissuto un giornata di ordinaria follia italiana. Avevo da tempo fissato un appuntamento per le dieci a Cá Foscari per cui, sapendo dello sciopero, sono partito alle 7.25 da Portogruaro in fascia garantita: puntuale l'arrivo a Venezia. Alle 11.00 ero in stazione a Santa Lucia e non vedendo treni in partenza per Portogruaro ho pensato di avvicinarmi andando a Mestre da dove speravo un treno potesse riportami a casa. Per tutto il pomeriggio, nonostante lo sciopero, sono partiti convogli per Vienna, Zurigo e innumerevoli località italiane compresa Trieste ma via Udine. La stazione di Mestre non è grandissima, non ha sala di attesa e pochissime sono le panchine lungo i binari per cui i viaggiatori si sono dovuti sedere nei corridoi e all'esterno lungo le pareti. Lo speaker per tutto il pomeriggio non ha fatto altro che annunciare in continuazione i treni soppressi anziché dare notizie certe su quelli in partenza e non si sono visti funzionari delle ferrovie spiegare personalmente ai viaggiatori la situazione. Una vergogna. Non sono un ammiratore del Ministro Matteo Salvini né sotto il profilo politico né sotto quello umano ma devo dire che sullo sciopero nel settore dei trasporti ha ragione. Il diritto allo sciopero è fondamentale e va garantito e tutelato ma il diritto alla mobilità ha un rango superiore. I lavoratori dei trasporti possono scioperare con una minima quota di aderenti e magari vedendo garantito, come per le elezioni o i referendum, uno spazio sui mass media per spiegare le loro ragioni.