VICENZA - Il 25 novembre 2023 non era un giorno qualsiasi. Era la Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne, era il sabato in cui Filippo Turetta è entrato nel carcere di Montorio Veronese dopo l'arresto in Germania, era l'indomani dell'approvazione del nuovo Codice rosso. Eppure quella sera, nel Veneto indignato per il femminicidio di Giulia Cecchettin, un uomo picchiava la sua compagna fino a farla urlare: «Chiamo la polizia, chiamo la polizia». A distanza di un anno e mezzo, la voce di lei è impressa in un file audio considerato «dirimente» dal Tar, per respingere il ricorso di lui contro l’ammonimento deciso dal questore di Vicenza, che lo aveva diffidato «a tenere un comportamento conforme alla legge, evitando di porre in essere ulteriori atti o comportamenti violenti».

Come nell'inchiesta sul delitto di Nicoleta Rotaru, che secondo la Procura di Padova con il cellulare riuscì a registrare la propria fine per mano dell'ex marito Erik Zorzi, anche nel caso vicentino i suoni raccontano una realtà drammatica, così descritta dalle annotazioni dei carabinieri: «Si ode un forte tonfo, urla e pianti di donna (sembra che l'uomo abbia colpito la donna)». E poi: «Si odono dei rumori, come di colluttazione». Le grida della vittima: «Mi fai male alla gamba...». Ancora frastuono: «Vetri e cose in frantumi, urla di donna». Un podcast dell'orrore domestico diventato una prova nel giudizio amministrativo. Infatti sono state respinte tutte le doglianze dell’ex compagno, a cominciare dal fatto che l’ammonimento fosse scattato «in assenza della richiesta della parte interessata», in quanto «il Questore è legittimato ad adottare detta misura d’ufficio». Non c’è stato contraddittorio? Per il Tar del Veneto, «è dirimente osservare, da un lato, come le forze dell’ordine, accorse la notte del 25 novembre 2023 presso la residenza del ricorrente, avessero trovato la sua compagna all’esterno dell’abitazione, esposta a condizioni atmosferiche avverse e in uno stato di forte agitazione determinato dalle violenze fisiche ricevute dell’interessato; dall’altro lato, come i medici del pronto soccorso avessero confermato l’esistenza di traumi sul corpo della donna».