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La difesa del muratore condannato per l'omicidio della 13enne potrà visionare i reperti di indagine
Sono serviti sei anni perché Massimo Bossetti ottenesse quanto nel 2019 il tribunale di Bergamo gli aveva garantito: poter esaminare direttamente quanto resta delle prove che lo hanno fatto condannare all'ergastolo per l'omicidio di Yara Gambirasio. Il Dna trovato sui leggins della ragazzina di Brembate Sopra non esiste più. Ma ora per la prima volta i legali e i consulenti di Bossetti potranno avere nelle loro mani il profilo genetico di Yara e gli altri venticinquemila profili tra i quali la Procura di Bergamo individuò, come unico Dna compatibile, quello del muratore di Mapello. E insieme ad essi, come recita il decreto reso noto ieri dall'Adnkronos, "copia del dvd contenente le immagini fotografiche ad alta risoluzione effettuate dal Ris di Parma relative a tutti i reperti dagli stessi analizzati; copia di tutti i tracciati elettroferografici prodotti dal Ris di Parma, prima, e dai consulenti tecnici Previderé e Grignani poi, relativi ai campioni di riferimento della vittima; i risultati di tutte le caratterizzazioni genetiche effettuate (campioni di riferimento e tracce), anche in forma anonima, su qualsivoglia supporto, sia esso cartaceo o digitale".








