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20 GIUGNO 2025

Ultimo aggiornamento: 16:23

Nel lontano 2019 era stata varata con l’obiettivo di disincentivare il consumo di prodotti dannosi per la salute il cui “eccessivo utilizzo”, ha ricordato pure la Corte costituzionale, “può generare un aggravio di spesa pubblica” perché contribuisce alla diffusione di diabete e obesità. Non a caso Francia, Regno Unito, Irlanda, Belgio, Portogallo, Catalogna, Norvegia, Finlandia, Ungheria, Estonia e Lettonia l’hanno già introdotta, come consigliato dall’Organizzazione mondiale della sanità. Ma l’Italia continua ad andare in direzione ostinata e contraria: la sugar tax è prevista per legge ma di anno in anno viene rinviata per non scontentare le aziende produttrici di bibite zuccherate che minacciano ripercussioni sui posti di lavoro. Venerdì 20 giugno il consiglio dei ministri ha calciato la lattina al 31 dicembre, sventando l’entrata in vigore dall’1 luglio.

Si tratta del settimo slittamento. Lo scorso anno sembrava quello buono: un emendamento del governo al decreto Superbonus aveva sancito che sarebbe scattata sempre a partire da luglio, per quanto in misura dimezzata rispetto alla previsione iniziale, quindi a 5 centesimi al litro o 0,13 euro al chilo per i prodotti in forma solida da consumare diluiti. Poi la maggioranza che sostiene il governo Meloni, complice l’azioni di lobbying di Assobibe, ha deciso di prendere tempo. Ora ci siamo: tra 10 giorni, senza interventi, il sovraccosto mirato a ridurre gli acquisti si materializzerebbe. Non sia mai.