I carabinieri e la polizia locale hanno chiuso e messo i sigilli alla “Sfattoria degli ultimi”, uno dei più noti rifugi privati di animali salvati da maltrattamenti: in realtà gli animali erano tenuti nel degrado, senza cibo e senza acqua, malati, senza cure e senza rispetto per norme igienico e sanitarie.

I sigilli sono scattati dopo alcune mirate ispezioni portate a termine nei mesi scorsi dalle forze dell’ordine anche in seguito a diverse segnalazioni di attivisti, della garante per i diritti degli animali del Comune e dell’associazione Earth che ha segnalato al ministero della salute le situazioni di degrade nella Sfattoria.

I carabinieri, insieme al personale Nipaaf e Asl Rm1, hanno trovato una situazione inquietante: nei capannoni del rifugio, che si trova in via Arcore nel quadrante di Prima Porta su un terreno della Regione occupato abusivamente da più di 5 anni, c’erano almeno 320 animali tra cui un centinaio di cinghiali affamati e rinchiusi in spazi angusti, gabbie, privi di cibo, acqua e delle più basilari condizioni igienico-sanitarie. Un cinghiale era chiuso persino in cucina.

Fra gli animali della sfattoria, adesso sotto custode giudiziario, ci sono anche un emu, gatti malati, asini. I carabinieri hanno trovato persino una carcassa di un animale morto per malattia. Adesso il Comune è stato nominato custode giudiziario per gli animali non selvatici ma il problema è che la Regione deve farsi carico dei cinghiali: pur essendo stata più volte sollecitata dalle forze dell’ordine, non ha ancora nominato un custode. È finita così nel degrado la storia di un centro che era nato come un simbolo di riscatto per animali in pericolo e a rischio maltrattamenti. Fondata anni fa dall’attivista Paola Samaritani, la Sfattoria era diventato un santuario finanziato grazie a donazioni private. Ma nel corso degli ultimi anni sono iniziati grossi problemi sulla gestione del rifugio e molti volontari hanno abbandonato la Sfattoria.