SAN MICHELE - Senza pensione perché la cassaforte delle poste non si riesce più ad aprire. Una cassaforte che, denuncia nei sindacati, è bloccata da venti giorni. Tanto è bastato per lasciare decine di pensionati di Pozzi di San Michele al Tagliamento senza accesso alla propria pensione, creando un’emergenza sociale che si sta aggravando giorno dopo giorno. A denunciare la situazione è la Slc Cgil Veneto, che punta il dito contro Poste Italiane, accusata di inadeguatezza nella gestione del problema e di scarso rispetto verso i cittadini più fragili. Il guasto, che interessa la cassaforte dell’ufficio postale di Pozzi, è noto da settimane ma, nonostante le segnalazioni, non sarebbe stato ancora risolto: il risultato? Anziani impossibilitati a ritirare il proprio denaro, spesso unico mezzo di sostentamento per affrontare spese primarie come alimentari e farmaci.

«Mentre i pensionati si indebitano con i negozianti per acquistare i beni di prima necessità – spiega Marco D’Auria, della Segreteria regionale Slc Cgil Veneto – Poste propone loro soluzioni alternative che sanno più di operazioni commerciali che di reale supporto: apertura di libretti, conti correnti o vaglia da 10/15 euro per ritirare i soldi. Un paradosso per chi ha diritto al contante e non ha strumenti digitali o mezzi di trasporto». Nel piccolo borgo del comune di San Michele la situazione si fa sempre più critica. Molti utenti sono anziani, vivono soli e non hanno l’auto, né la possibilità di raggiungere sportelli nei paesi vicini. Alcuni sono già stati costretti a chiedere prestiti a parenti o commercianti. «La responsabilità – continua D’Auria – non è degli operatori allo sportello, anch’essi lasciati soli senza indicazioni, ma di una gestione aziendale che ha perso ogni contatto con il territorio. Il tanto proclamato presidio nei piccoli comuni è solo un’illusione».