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Ultimo aggiornamento: 17:33
di Giovanni Muraca
La storia si ripete: quella del Pd, partito che non si capisce ancora dove si collochi, che vota “Sì” a una risoluzione – non ancora legge – che prevede che una parte dei 209 miliardi portati a casa dall’allora Governo Conte II, sia destinato al riarmo. Un voto all’approvvigionamento di materiale bellico che traccia una linea sempre più chiara sull’identità del maggior partito di sedicente sinistra e della sua leadership.
A votare a favore sono sempre coloro che ormai, almeno in Europa, sembrano avere idee molto comuni pur essendo diametralmente opposti nell’arco costituzionale interno: Fratelli d’Italia, Forza Italia e Partito Democratico. Medesimo scenario che si ripete per l’ennesima volta che, a discapito della leader al momento non pervenuta, sposta la collocazione del maggior partito d’opposizione sempre più “al centro”. Una questione che non si ferma al solo spostamento, ma anche, ancora una volta, a un’ulteriore prova per la segretaria Pd che, agli occhi di molti, non hai mai brillato di coerenza.










