Solo un approccio di sistema, basato su reti tra imprese e istituzioni, può rispondere efficacemente ai fabbisogni e accrescere l'attrattività del Bellunese. Soluzioni a sostegno delle attività di cura delle famiglie, la disponibilità di alloggi, la formazione e la mobilità devono essere pensate in una logica di sistema e collaborativa. Partnership tra privati e pubblico private diventano cruciali per offrire ai lavoratori, in particolare quelli impegnati nelle funzioni più alte, una serie di servizi che le singole aziende non riuscirebbero a realizzare.
Sono i principali risultati della ricerca 'Modelli organizzativi per un approccio human-centered', realizzata dall'Università di Padova nell'ambito del progetto Disruption, finanziato dalla Regione Veneto e con capofila la società Metàlogos. L'iniziativa, presentata oggi nella sede di Confindustria Belluno Dolomiti, ha coinvolto 1.400 persone, organizzate in più di 70 attività e si inserisce tra le azioni avviate per superare le tradizionali criticità demografiche e strutturali che ne hanno limitato l'attrattività e la capacità di trattenere talenti.
Le imprese bellunesi stanno adottando pratiche di flessibilità (orari adattabili, smart working, part-time, settimana corta), sostegno alle famiglie (congedi parentali, convenzioni per asili), programmi di welfare aziendale (sostegno economico, servizi per benessere fisico e mentale, consulenze fiscali) e politiche di diversità e inclusione. Tuttavia per le Pmi, limiti geografici e risorse ridotte rendono difficile implementare questi strumenti da sole, afferma la ricerca, condotta con la supervisione scientifica di Patrizia Garengo, docente e figura di spicco nel settore, affiancata dalle borsiste di ricerca Frida Betto e Silvia Oliva.






