BORGO VALBELLUNA (BELLUNO) - Non più interventi isolati, ma una strategia condivisa per il futuro delle Rsa. Dal consiglio comunale di Borgo Valbelluna arriva l'appello a un fronte unito dei Comuni bellunesi verso la Regione, per ottenere risorse adeguate e il riconoscimento della specificità montana. Servono 5,5 milioni di euro annui e investimenti per la sicurezza e la riqualificazione delle strutture. L'ultima assemblea civica ha approvato all'unanimità un ordine del giorno che mette al centro la sostenibilità delle residenze per non autosufficienti, sempre più fragili ma fondamentali per il tessuto sociale provinciale.

Tra le proposte dell'amministrazione spicca la valorizzazione degli extra canoni idrici, risorsa che potrebbe garantire entrate stabili alle Rsa. Si chiede inoltre lo stanziamento di fondi per la sicurezza antisismica e l'ammodernamento di strutture spesso datate e inadatte a una popolazione sempre più fragile. La necessità di un'azione coordinata nasce da un contesto critico: il Bellunese deve fare i conti con un indice di vecchiaia superiore alla media veneta, una crescente domanda di posti letto, la difficoltà nel reperire personale qualificato e costi fissi elevati per riscaldamento e logistica. A fronte di queste problematiche, le rette giornaliere restano però le più basse del Veneto: 55,09 euro con impegnativa contro i 63,99 regionali, 84,01 senza contro 91,03. Un divario che rende evidente l'insostenibilità del sistema, dato che i costi reali per posto letto sono stimati tra i 110 e i 120 euro al giorno. A complicare la situazione interviene la nuova regola regionale della "budgetizzazione", che assegna a ogni Rsa un budget calcolato su una copertura dell'87% dei posti con impegnativa. Il 13% restante, di fatto, finisce a carico delle famiglie, con il rischio che, in caso di difficoltà, le spese si riversino anche sui Comuni, già chiamati a gestire bilanci sempre più sotto pressione.