La traccia 10 viene considerata la firma dell’assassino di Chiara Poggi. Impressa all’interno della porta d’ingresso della villetta di via Pascoli, sarebbe stata lasciata dall’omicida in fuga. Non c’è sangue, hanno stabilito due giorni fa genetisti ed esperti dattiloscopici in sede di incidente probatorio. Però è un’impronta «sporca», non di residui ematici ma di materiale biologico dal quale bisognerà estrarre il dna. Per gli inquirenti potrebbe essere quello di chi ha ucciso Chiara e il «contatto papillare numero 10» resta centrale nell’inchiesta della Procura di Pavia, che ha iscritto al registro degli indagati Andrea Sempio per omicidio.
Garlasco, la nuova ipotesi: «Chiara Poggi ha fatto colazione con i suoi assassini». Al setaccio la spazzatura
All’epoca del delitto su quell’impronta non venne fatta «alcuna indagine biologica», come hanno già rilevato in una relazione del 2020 i carabinieri del Nucleo investigativo di Milano. Una recente consulenza dattiloscopica ha escluso che appartenga a Sempio o ad Alberto Stasi e, poiché l’ipotesi dell’accusa è quella di un delitto in concorso, l’obiettivo degli inquirenti è identificare l’ignoto presente nella villetta la mattina del 13 agosto 2007. Il «contatto numero 10» sarà dunque testato di nuovo con sistemi di analisi più sofisticati e sottoposto a esami del dna come i reperti. La lista comprende le impronte isolate in casa Poggi, il sacchetto della spazzatura, il frammento del tappetino del bagno dove secondo la sentenza della Cassazione Alberto Stasi ha lasciato le impronte insanguinate delle scarpe numero 42. Il quesito posto agli esperti dal gip Daniela Garlaschelli è circostanziato: estrarre materiale biologico utile alle indagini. Oggi l’attenzione si concentrerà sulla pattumiera: un piattino di carta, un cucchiaino, due vaschette vuote di fruttolo e la plastica della confezione, un contenitore di Estathé con cannuccia, una scatola vuota di biscotti, una busta di cereali e il sacchetto azzurro contenente i rifiuti. Gli inquirenti seguono un filo, ovvero che Chiara abbia fatto colazione con i suoi assassini e quindi su quegli oggetti potrebbero essere rimaste le tracce di chi l’ha uccisa. Andrea Sempio ha ribadito che con quei reperti non ha nulla a che fare: «Avessi anche mangiato in quella casa, di sicuro non quella mattina. Facciano tutte le loro verifiche: fruttolo, cartoni della pizza, con me non c’entrano niente». Le analisi odierne potrebbero fornire un riscontro alle sue affermazioni, sempre che emergano tracce genetiche utilizzabili considerato l’elevato rischio di contaminazione.








