Luca Pievani non voleva credere ai suoi compagni. Pensava che lo prendessero in giro. E invece no, tra le tracce della sua maturità c’era anche suo padre, il filosofo della scienza Telmo Pievani. «Ero emozionato e incredulo. Per un’oretta non sono riuscito a capire che cosa avrei dovuto fare. Avevo iniziato la traccia su Borsellino. Poi mi sono reso conto che volevo fare la traccia di mio papà».

Una sfida generazionale o un vantaggio competitivo, poter dialogare con il proprio padre in un testo d’esame?

«Non l’ho fatto per convenienza, ma di questi temi avevamo parlato molto a casa. E dunque li sento anche miei. Ma ho parlato poco di mio padre, mi sono staccato dai suoi discorsi».

Come un botta e risposta tra padre e figlio. E come hai svolto la traccia?

«Ho parlato di Erisittone, che compare nelle Metamorfosi di Ovidio: per la sua avidità è condannato a mangiare qualsiasi cosa. L’ho paragonato al consumismo che ci obbliga a consumare sempre di più. E poi ho scelto Leopardi con il dialogo di un folletto e di uno gnomo, in cui si parla della scomparsa dell’umanità nell’indifferenza della Natura, e poi con il dialogo di Federico Ruysch e le sue mummie».