L’aumento in busta paga si aggira in media tra i 150 e i 172 euro mensili. La settimana lavorativa potrà essere di 4 giorni, su base volontaria. Chi vorrà potrà arrotondare lavorando anche per altri enti pubblici o privati. E se il clima nei pronto soccorso o tra le corsie si farà incandescente, l’azienda si farà carico della tutela legale e psicologica in caso di aggressione. Dopo mesi di attesa e di trattative portate avanti senza mai trovare la giusta quadra, finalmente per oltre 581mila lavoratori del Servizio sanitario nazionale - tra infermieri, tecnici, amministrativi e personale sanitario non medico - saranno garantiti incrementi mensili e tutele rafforzate. La pre-intesa per il rinnovo del contratto collettivo nazionale del comparto Sanità per il triennio 2022-2024 è stata firmata ieri grazie all’adesione di quattro sindacati su sei: Fials, Cisl, Nursind e Nursing Up. Niente da fare, invece, per Cgil e Uil, rimasti fermi sul fronte del no. A nulla sono valsi il lavoro di mediazione e le continue modifiche della bozza del contratto messe sul tavolo per mesi e alla fine accettate soltanto ieri dalla maggioranza dei firmatari. Persino il Nursing up, a lungo sul fronte del no, si è deciso a mettere un punto e sottoscrivere l’accordo definitivo. «Il contratto risponde a molte delle richieste avanzate dai sindacati - ha commentato con soddisfazione Antonio Naddeo il presidente di Aran, l’agenzia che negozia i contratti in rappresentanza del governo - e offre ai lavoratori un riconoscimento concreto del loro ruolo essenziale all’interno del Servizio sanitario nazionale».