BOLOGNA. Oggi a Bologna incomincerà il processo che vuole stabilire se Aurora Tila sia la più giovane vittima di femminicidio d’Europa oppure una tredicenne morta per una tragica fatalità. Il dibattimento si terrà nel tribunale dei minori, perché l'imputato ha appena un anno in più di lei.

Dalla mattina del 25 ottobre 2024, quando i carabinieri di Piacenza lo hanno riportato sul terrazzo all'ottavo piano da cui questa ragazzina dal corpo esile è precipitata, ripete che «è caduta». Lo chiameremo Adrian per proteggerne l'identità. È stato lui a dare l'allarme.

Piangeva. Sosteneva e sostiene che si sia sporta troppo, che abbia perso l'equilibrio. Attraverso il suo legale, darà battaglia in aula. Contro la sua versione dei fatti, però, pesano il racconto dei testimoni oculari, l'autopsia, la copia forense dei messaggi oppressivi che lui, che oggi ha 15 anni, mandava sul cellulare alla ragazza che lo aveva lasciato perché violento. Poi, il cacciavite che aveva portato da casa, che quel giorno teneva nascosto in tasca e che, per l’accusa, ha usato per minacciarla e spingerla oltre la balustra.

Il giallo di Aurora, la 13enne caduta dal tetto a Piacenza. La sorella: “Non si è buttata, l'ha uccisa il suo ex. Deve andare in galera”