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Ultimo aggiornamento: 13:51
Omicidio ma anche l’aggravante dello stalking. Il pm del Tribunale dei minori di Bologna, Simone Purgato, ha chiesto e ottenuto dal giudice Chiara Alberti di contestare anche l’aggravante degli atti persecutori aggravati dalla minore età della vittima e dal fatto di essere legato ad essa da una relazione affettiva, al 15enne accusato dell’omicidio di Aurora Tila, la ragazzina di 13 anni morta dopo essere precipitata dal terrazzo sopra casa a Piacenza, il 25 ottobre. Secondo l’ipotesi accusatoria, il ragazzo avrebbe spinto la 13enne dal balcone del settimo piano del palazzo, colpendola poi alle mani per farla cadere dopo che si era aggrappata alla ringhiera.
Le indagini – L’autopsia aveva escluso l’ipotesi del suicidio per la morte della ragazzina. Il medico legale aveva riscontrato che le lesioni riscontrate erano incompatibili con un gesto volontario: la caduta all’indietro suggerirebbe una spinta piuttosto che un lancio deliberato.
L’analisi medico-legale, riportata dal quotidiano Libertà, coincide con quanto emerso dall’ordinanza di custodia cautelare del Tribunale per i Minorenni di Bologna nei confronti dell’ex fidanzato 15enne della ragazza, attualmente in carcere con l’accusa di omicidio volontario. Il giovane, difeso dall’avvocato Ettore Maini, continua a negare ogni responsabilità. L’autopsia ha evidenziato numerose fratture riconducibili alla caduta dall’alto, con lesioni letali alla testa che avrebbero provocato la morte immediata. Particolare attenzione è stata posta anche alle ferite sulle nocche della vittima.










