Una comunicazione di «autosospensione» dal partito ma non (per ora, almeno) dal Consiglio comunale. Con 24 ore di differita, dopo le perquisizioni disposte dalla Procura nell’inchiesta per corruzione e rivelazione di segreto di atti d’ufficio che ha coinvolto la polizia locale, in Fratelli d’Italia c’è un primo effetto politico del caso dei presunti dossieraggi mirati a screditare la campagna elettorale della neo sindaca progressista di Genova Silvia Salis.
Antonino Sergio Gambino, l’ex assessore oggi consigliere comunale dei meloniani a Genova indagato (tra le altre cose) per aver fornito al quotidiano La Verità i verbali relativi a un incidente stradale causato da Salis un anno fa, pubblicati il mese scorso a due giorni dal voto delle elezioni comunali, si è autosospeso da FdI. Un passo indietro a metà, visto che ieri nella sua veste di consigliere Gambino si è fatto comunque trovare sui banchi della prima seduta del Consiglio comunale, che ha alzato il livello della tensione nel partito, anche a livello nazionale. Dove si giura che a Giorgia Meloni non sia neanche arrivata la notizia dell’inchiesta, ma non si nasconde «il fastidio» per i rischi che comporterebbe la vicenda.
Se ieri la stessa Salis è tornata a parlare sul tema («Il filone che riguarda me tra i tanti è il meno importante, ma se verificato sarebbero gravissimo») rivolgendosi allo stesso consigliere indagato («Al suo posto avrei riflettuto sul fatto di sospendermi anche dal consiglio: la città merita trasparenza e integrità istituzionale»), e da Avs su X attacca Nicola Fratoianni («pensano di cavarsela così, con una autosospensione, che meschinità»), in FdI si teme che ulteriori possibili sviluppi dell’inchiesta rendano meno locale un caso che fino ad oggi è rimasto localissimo.












