TREVISO - Per settimane ha abusato sessualmente della sorellina di 12 anni. Non solo palpeggiamenti nelle parti intime, ma anche rapporti, che hanno spinto la piccola a chiedere aiuto. E sono stati gli operatori di Telefono Azzurro a far scattare le indagini, culminate sabato scorso nel blitz dei carabinieri nella casa dell’indagato, un 29enne, a cui sono state strette le manette ai polsi per violenza sessuale su minore. Ieri mattina, assistito dal suo legale, l’avvocato Benedetto Pinto, l’uomo è stato sottoposto all’interrogatorio di garanzia: si è avvalso della facoltà di non rispondere alle domande del gip Gianluigi Zulian il quale, ieri pomeriggio, ha sciolto la riserva sulla misura cautelare da adottare nei confronti del 29enne: rimane dietro le sbarre.

Tutto ha inizio nel maggio scorso. Il 29enne, sfruttando il rapporto di parentela con la vittima, ha iniziato ad avere delle attenzioni particolari nei confronti della giovane. Prima gli sguardi, poi le mani nelle parti intime della ragazzina, quando i due si trovavano soli in casa. Lei, per vergogna, non era mai riuscita a dire nulla ai genitori, ma capiva che quelle condotte rappresentavano un abuso. Tanto da decidere di confidarsi con uno sconosciuto, ovvero un operatore del Telefono Azzurro. Nella prima chiamata ha dato nome e cognome di chi le stava facendo del male, ma senza specificare che si trattasse del fratello. Ma quando l’operatore ha cercato di capire qualcosa di più la giovanissima ha attaccato il telefono. Per alcuni giorni non si è saputo più nulla. Poi però la ragazzina si è rifatta viva, raccontando sempre allo stesso operatore che da qualche settimana stava subendo degli abusi a sfondo sessuale. Nelle successive tre telefonate, avuto un quadro più completo della situazione, l’associazione senza scopo di lucro che si occupa di proteggere e promuovere i diritti dei bambini e degli adolescenti ha deciso di segnalare il caso alla Procura di Roma, competente per territorio visto che l’associazione ha sede nella capitale.