28 anni dopo, ovvero 28 anni da quando il Regno Unito è stato invaso da un’epidemia di rabbia che colpisce gli umani. Sono dei contaminati ma sembrano zombie. Solo che corrono. Sono invece passati 23 anni nel mondo reale da quando il film 28 giorni dopo ha contaminato il resto del cinema di zombie, non solo riportandolo in auge ma reinventando gli zombie che corrono, nuovo standard in materia a cui si sono adeguati tutti, che nasceva in realtà in Incubo nella città contaminata del 198o di Umberto Lensi ma che Boyle ha usato alla perfezione. E dopo 28 anni in quel mondo degli zombie le cose si sono avvicinate a quello che è accaduto nel nostro.

Ritroviamo il Regno Unito isolato dal resto del continente, una specie di gigantesca zona zombificata in cui nessuno da fuori entra e che è stata rispedita a un’età pre-elettrica da quest’apocalisse zombie, mentre il resto del pianeta è riuscito a evitare la contaminazione e quindi prospera con l’elettricità internet, smartphone e tutto il resto per assicurarsi che nessuno esca da lì ma l’epidemia rimanga circoscritta. Era legittimo aspettarsi da questo nuovo capitolo dei riferimenti alla pandemia da COVID-19 ma in realtà le vibrazioni più forti sono da Brexit, in questa Gran Bretagna isolata, tornata indietro e autarchica per necessità.