ISOLA DI MONTECRISTO - I pulli di Berta minore crescono sereni e paciosi nei nidi artificiali predisposti per favorire la riproduzione della specie. Lì vicino i loro genitori si godono dall’alto lo spettacolo di terra e mare che regala loro lo scorcio dell’isola di Montecristo su cui si affacciano le cavità che hanno scelto come tana. Verso l’alto lo sguardo incrocia la vetta del Monte della Fortezza con i resti del monastero di San Mamiliano, che ospitò i monaci eremiti che cambiarono il nome a questa terra, indicata da greci e fenici come Monte Giove, dedicandola al figlio di Dio. Verso il basso si posa invece su Cala Maestra, dove l’acqua turchese del mare è una tavola piatta che lascia immobili la motovedetta dei carabinieri e la motonave «Costa d’argento», le sole imbarcazioni autorizzate ad accedere alla baia, attraccate al piccolo molo. Poche decine di metri più in là l’ex casa dei pescatori accoglie i (pochi) escursionisti autorizzati a calcare il suolo di questa montagna di granito che emerge dal Tirreno su cui in molti - a partire da Alexandre Dumas che pur senza esserci mai stato vi ha ambientato il suo Conte - hanno fantasticato.
A Montecristo, nel regno della Berta, «signora del Mare Nostrum». Qui la biodiversità farà scuola (Ue permettendo)
Viaggio nell'isola che ispirò Dumas e che oggi, sottratta alla speculazione edilizia e al turismo di massa, è sito pilota per il progetto Life Sea.Net per la crescita delle aree marine protette. Un modello da replicare ovunque. Con l'incognita di un possibile disimpegno di Bruxelles sulla tutela ambientale







