All’estremità occidentale del Golfo dei Poeti, immersa nel paesaggio che stregò e ispirò Mary e Percy Shelley, Lord Byron, Sand, Dickens, Woolf e ancor prima Francesco Petrarca, c’è una minuscola isola. Ha un perimetro di due chilometri e da lontano sembra uno scoglio fantasma, misterioso e invalicabile, che spia le bellezze di Portovenere. Tutto cambia quando via mare ci si avvicina all’approdo. Uno sguardo verso l’alto ed ecco il bosco di lecci, gli ulivi, i corbezzoli i papaveri gialli, le ginestre, i finocchietti selvatici, i fiordalisi. Siamo a Tino «l’Isola che non c’era e adesso c’è», come è stata ribattezzata ricordando Peter Pan. Ma anche luogo mutevole, teatro di guerre terribili, dimora di un santo, fortezza e monastero. Oscura e «isola di luce» capace con il suo grande faro di tracciare la giusta rotta. Da anni Tino è anche palestra del Comsubin, l’unità delle forze speciali della Marina Militare.
L'isola del Tino: «Noi, innamorati del borgo, ora è modello di sostenibilità» Oggi con Buone Notizie
Nello Spezzino la rinascita grazie a una associazione di residenti e villeggianti. I progetti per le persone con disabilità avviati con Cai, Marina e Terzo settore






