La digitalizzazione della finanza iniziò in Italia, per il grande pubblico, a metà degli anni Settanta del secolo scorso, quando comparvero i primi Atm, ovvero i bancomat nell’espressione popolare. Fino a quel momento, il contante poteva essere ritirato solo all’agenzia bancaria, negli orari di apertura. E all’epoca non tutte le banche aprivano al pubblico il pomeriggio.
La grande innovazione nacque a B, quando Barclays presentò a Enfield Town, nel nord della capitale, la prima Automated teller machine, da poco inventata da John Shepherd-Barron, che lavorava per la De La Rue Instruments. Era il 27 giugno 1967. Fu un momento rivoluzionario: si staccava la provvista del denaro dagli orari della banca. Un percorso che poi avrebbe portato ai pagamenti diretti nei conti dei venditori di merci e servizi, grazie all’introduzione e alla diffusione dei Pos (Point of sales, che oggi sono anche portatili) e poi via via con tutte le successive innovazioni fino ad arrivare a pagare con lo smartphone, senza più aver la necessità di portare con sé la «tessera del bancomat». Il passo successivo è già scritto ed è la nascita delle valute dematerializzate, a cui è stata dedicata la recente giornata di lavoro dell’Osservatorio Banca Impresa 2030: Eurosistema ed euro digitale.






