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Ultimo aggiornamento: 11:00

Francis Kaufmann, l’uomo sospettato di essere il killer della bambina ritrovata l’8 giugno a poca distanza dal corpo della madre a Villa Pamphili, riceveva soldi ogni mese dai suoi genitori per tenerlo lontano da casa. Un pagamento tra i 5mila e i 6mila dollari, stando a Paddy Barron, un cameraman irlandese che aveva conosciuto Rexal Ford, il nome con cui Kaufmann si faceva chiamare prima che venisse accertata la sua vera identità. L’uomo inoltre si sarebbe finto un produttore cinematografico con un film in lavorazione.

“Non era un produttore, almeno non in senso stretto. Era un vagabondo, che viveva di un fondo fiduciario, usando l’illusione di un progetto cinematografico per mantenere vivo l’interesse della gente, per avere una casa e per sentirsi importante” dice Barron. Il presunto assassino è descritto come un truffatore mantenuto dai genitori e aveva buoni motivi per tenersi lontano dagli Stati Uniti: lì era già noto alle forze dell’ordine, era infatti stato arrestato cinque volte.

Barron racconta come ha conosciuto Kaufmann: lo avrebbe contattato via mail per chiedergli una mano per girare una commedia, “The cuisine war in Dublin”. “Mi ha contattato online, spacciandosi per un produttore cinematografico statunitense. Ha detto che stava progettando un lungometraggio in Irlanda e che stava cercando una troupe locale e supporto per la produzione” racconta il cameraman irlandese. Nonostante lo scetticismo accetta di incontrare Kaufmann che nelle mail si firma col nome Rex. “È stato insistente – dice – Mi mandò una copia della sua sceneggiatura, una storia incentrata su un ristorante: modesta, forse persino interessante, ma niente di straordinario. Mi disse che un attore sarebbe arrivato con un jet privato, che era in trattative dirette con rappresentanti di spicco a Los Angeles. Sembrava troppo bello per essere vero”. Barron all’inizio ha fiducia “ma le incongruenze si accumulavano rapidamente”.