“Una parola che esprime attenzione, gusto dell’incontro, stima. Che anche quando introduce un attacco verbale, non alza i toni del discorso, anzi sembra voler prendere le distanze da quanto sarà detto subito dopo”. Così il giornalista Riccardo Maccioni, in un articolo apparso su Avvenire il 17 dicembre 2024 – selezionato tra le tracce della Maturità 2025 – commenta la scelta dell’Istituto dell’Enciclopedia Italiana Treccani di nominare “rispetto” come parola del 2024.
Una decisione che appare come “un auspicio, che porta con sé il desiderio di costruire, di usare il dizionario non per demolire chi abbiamo di fronte ma per provare a capirne le ricchezze, le potenzialità – scrive Maccioni – Perché se è vero che le parole possono essere pietre, è altrettanto giusto sottolineare come siano in grado di diventare il cemento necessario a edificare case solide e confortevoli, la colla capace di tenere insieme una relazione a rischio di rottura”.
Lo conferma, prosegue l’autore, “arriva proprio dai termini che rimandano al significato opposto, tutti concetti orientati a distruggere le relazioni, a demolire gli altri: indifferenza (che spesso fa più male dell’odio), noncuranza, sufficienza fino ad arrivare all’insolenza, al disprezzo, allo spregio”.










