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Per il rilancio del cinema italiano il regista Pupi Avati propone un'agenzia di tecnici che "non contino le tessere"

La «mission» è tutt'altro che «impossible». Non si tratta di salvare il soldato Avati ma di dare slancio al cinema italiano e nuovo ossigeno alle sale che languono in una progressiva desertificazione. «Solo a Roma sono scese da 200 a 40», spiega il decano dei registi italiani che - da «Garda Cinema» dove è stato ospite d'onore dopo aver terminato la prima fase delle riprese del suo nuovo film - lancia critiche, proposte e precise strategie.

Allora, è scoppiata la pace tra il governo e la settima arte di casa nostra.