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L'élite cinematografica è insorta contro le politiche del ministero della Cultura per la revisione del Tax Credit e ora accusa il governo di non volerla al tavolo
Ormai da mesi il cinema italiano è agitato dalla protesta dei suoi protagonisti che si lamentano per la limitazione delle erogazioni dopo anni di rubinetti spalancati e milioni di euro dati, spesso in maniera fin troppo generosa.L'oggetto del contendere è il controverso meccanismo del Tax Credit, su cui il governo Meloni ha acceso un faro, promettendo maggiore trasparenza e un freno agli sprechi che, per anni, hanno permesso a pochi eletti di intascare milioni di euro a fronte di "flop" clamorosi in sala. I numeri sono stati snocciolati molte volte: migliaia e migliaia di euro versati a fronte di incassi miseri che rispecchiano, purtroppo, un modo di fare cinema che non può essere più sostenibile per la stessa industria. Il "circolino" cinematografico formato sempre dagli stessi nomi, gli esponenti del radical-chic nostrano che amano dichiararsi di sinistra ma anche godere dei privilegi che gli incassi del cinema permettono loro.






